From 1 to August 31, 2009

mare nostrum mostra fotograficaMostra fotografica dedicata ai fondali marini di Toscana, d'Italia e del mondo

Dalla “notte dei tempi” ai nostri giorni (e chissà per quanto ancora), il mare è uno dei misteri più grandi sottratto alla conoscenza umana. Non allo sguardo della scienza propriamente detta, che misura e soppesa, pretende di avvicinarsi all’essenza delle cose cercando risposte a una domanda viziata all’origine, quella che cerca la verità mediante la scomposizione in parti da riassemblare secondo un ordine razionale.  Al contrario la conoscenza che offre il mare attraverso la sua metafora potente e universale va oltre la ragione, poiché si applica a tutti gli stati vitali dell’esperienza, dal destino degli uomini alla perenne mobilità degli esseri viventi e di ogni cosa che è.

Il mare infatti è moto continuo, trasformazione incessante, simultaneità di causa ed effetto, ciclo di vita e di morte, e forza che può dirsi invisibile, laddove se ne cercano leggi che neppure le moderne teorie del caos riescono a catturare. Capire il mare reclama il tacere della parola per aprire all’intuizione, imparare ad ascoltare un idioma che non ha codici, ma penetra il segreto dell’interpretazione fondendo una sapienza senza tempo con la nostra pura sensibilità. Sul mare, dentro al mare, capire è sentire. E’ riscoprire un‘origine, una presenza che accompagna l’evoluzione della vita dalla sua comparsa sulla terra, essendone genitore, culla e da sempre imprescindibile alleato.

Essere muto e fragoroso, dolce e inquietante, rassicurante e minaccioso è la rosa dei venti di ogni possibile emozione che sfida il pensiero umano fin sulle spiagge della poesia, tra le onde degli arcani, dentro gli abissi del mistero.

In una pagina di Oceano mare, Alessandro Baricco scrive: “Nel cerchio imperfetto del suo universo ottico la perfezione di quel moto oscillatorio formulava promesse che l’irripetibile unicità di ogni singola onda condannava a non essere mantenute.  Non c’era verso di fermare quel continuo avvicendarsi di creazione e distruzione. I suoi occhi cercavano la verità descrivibile e regolamentata di un’immagine certa e completa: e finivano, invece, per correre dietro alla mobile indeterminazione di quell’andirivieni che qualsiasi sguardo scientifico cullava e derideva”.

E’ proprio il nostro desiderio di contenere l’infinito dentro il perimetro liquido dell’intelletto che ci affascina quando siamo davanti all’ineffabile, ma allo stesso tempo ci induce a deriderlo per averne un qualche governo. Talvolta fino alla perdita di qualunque rispetto proprio perché capiamo di non poter conoscere davvero solo mediante nomi, calcoli, strumenti e definizioni. Nel dispotismo illuminato della ragione, un semplice nome dato ad una cosa ne incatena il senso per renderla universale e oggettiva, ma insieme decreta così la fine della sua assoluta singolarità. Il mistero in apparenza viene meno, l’illusione di controllo sul mondo assicurata.

Ecco perché la natura umana è facile al disprezzo, per un arcaico sommerso senso di inferiorità di fronte al mistero, di cui pure coglie la grandiosità ma ne teme gli effetti sconosciuti. La paura allora si tramuta in avversione, l’incanto lascia il posto all’indifferenza, e le ombre della nostra presunzione divengono le ferite della natura, di cui siamo i figli divenuti irrispettosi non appena raggiunta l’età adulta.

Questa mostra è stata concepita e voluta perché il mare per la maggior parte di noi è così vicino e così lontano. Ricopre il 71% della superficie terrestre, eppure oggi non è più la rotta comunemente praticata nei viaggi tra i paesi che unisce e separa, declassata dalle moderne vie del cielo. E’ la meta per eccellenza di villeggiature e semplici occasionali fughe dalle città, ma poco o nulla sappiamo dei tesori naturali nascosti nel suo immenso regno. E’ il custode millenario di storie inabissate nelle sue profondità, quando noi ancora cerchiamo di ricostruire pezzo per pezzo attraverso i reperti di terra il nostro passato, quasi ignorando che là sotto sono chissà quante chiavi per comprendere l’intera vicenda umana.

E’ infine l’artefice di una bellezza maestosa che travalica l’immaginazione più fiabesca, e perciò pronta fonte d’ispirazione di forme e visioni per un’intera cultura le cui espressioni artistiche hanno piuttosto inseguito, nei secoli, l’imitazione della natura terrestre.

Dal  mare è possibile imparare molto sull’assenza di confini tra le cose tangibili, e intorno alle idee che abbiamo della condivisione. E anche mediante figure antropomorfe cui è affidata la sua rappresentazione mitica, questo re acqueo si eleva in ogni tempo come magister philosophiae per mostrarci l’autentica essenza del dare e dell’avere. Se non altro perché non soltanto l’acqua, corpo fluido, anima e materia del mare, è l’elemento indispensabile per la sopravvivenza della terra, ma perché la stessa fluidità  ha caratteristiche analoghe ad ogni altra manifestazione dell’energia che è nel mondo, che rende possibili tutte le cose ponendole in un sistema di relazioni di mutuo e continuo scambio, senza cadere nella logica contrattualistica e artificiosa del dare per avere.

Gli antichi romani chiamavano il mediterraneo Mare Nostrum. Un nome che oggi può essere dato ad ogni mare della Terra per ricordarci che ci appartiene, come noi apparteniamo al mare, con tutte le responsabilità proprie di un rapporto inscindibile.

Fondazione Geiger, Sala delle Esposizioni, Corso Matteotti 47, Cecina
Inaugurazione: sabato 1 agosto ore 19
Fotografie di Matteo Moscatelli e Sauro Gennai
A cura di Vittorio Riguzzi

 

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