amore, psiche, nudità mitologiche

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La mostra Nudo! Tesori del Museo delle Antichità di Basilea riassume i principali motivi per cui nell’arte antica veniva rappresentata la nudità, suddividendoli in sei sezioni:

Fertile!
Incivile!
Civilizzata!
Legittimata!
Impudente!
Innocente!

Nelle raffigurazioni di figure mitologiche, la nudità assume ogni volta un significato diverso, legato anche alle storie dei vari personaggi. Vediamone alcune, in questo approfondimento curato da Alessandra Scalvini.

Fertile!

Idolo di Tell Halaf

Quello della fertilità è un contesto in cui la figura femminile è sempre potuta apparire senza veli. Le statuette raffiguranti corpi nudi, principalmente femminili, servivano a invocare prosperità e fecondità dei campi, degli armenti e delle donne. Si veneravano le dee della fertilità per propiziarsi buoni raccolti e una numerose prole. Alcune caratteristiche, come un seno pieno, larghi fianchi, grandi cosce e natiche prominenti, erano considerate segni di un corpo prolifico e produttivo e quindi si ritrovano spesso rappresentate sugli idoli e le figure di culto.

La statua di Artemide Efesia presente in mostra si rifà a un particolare culto praticato a Efeso, sul Mar Egeo. Là si trovava il più famoso tempio dedicato a questa divinità, annoverato tra le sette meraviglie del mondo. La dea cacciatrice, divinità della natura e delle fiere, che generalmente è raffigurata come una giovane alta e snella, dalla bellezza austera, armata di arco e frecce, qui indossa invece un chitone stretto legato con una cintura e decorato con leoni, grifi, cavalli e segni zodiacali. All’altezza del ventre spiccano file di scroti di toro (prima si riteneva fossero mammelle), animale che le veniva sacrificato in quanto simbolo di fecondità. È evidente il richiamo alla funzione della dea come protettrice della fertilità della terra e degli armenti.

La figura di Baubo era invece connessa ai Misteri Eleusini, cerimonie sacre celebrate ad Eleusi, una cittadina dell’Attica. Avevano lo scopo di propiziare la fertilità della terra e traevano origine dal mito del rapimento di Persefone, figlia di Demetra, da parte di Ade, dio degli Inferi (per gli antichi romani: Proserpina, Cerere e Plutone). Demetra, disperata per la perdita della fanciulla e decisa a punire gli dei e gli uomini per questo affronto, rese aridi e sterili i campi. Grazie all’intervento di Zeus, Demetra e Ade trovarono un accordo: Persefone avrebbe trascorso il freddo e arido inverno nell’oltretomba, e il periodo che va dalla primavera all’autunno sulla Terra con la madre, la quale in quei mesi avrebbe reso nuovamente fecondi i campi. Ma prima di scoprire l’identità del rapitore e dove fosse stata condotta Persefone, Demetra vagò disperata alla ricerca della fanciulla. Giunta a Eleusi insieme al figlio Iacco (per alcuni forse Dioniso), si imbatté in Baubo. La donna, vedendo la sofferenza della dea che aveva smesso anche di mangiare per il dolore, le offrì senza successo una tazza d’orzo. Per alleviare le sue pene, provò allora a farla ridere mostrando la propria vagina. Questo gesto fece divertire molto Iacco, così anche Demetra scoppiò in una grande risata e alla fine accettò persino di mangiare. In alcune fonti Baubo è descritta come una vecchia, in altre come una donna priva di testa e capace di parlare tramite la vagina.

Incivile!

Venivano raffigurati nudi nemici e prigionieri che, in quanto tali, erano ritenuti sempre barbari e vili. Ina questo modo la loro nudità serviva a sottolineare il loro status selvaggio e inferiore.
Anche le creature mitologiche caratterizzate da un’indole impulsiva, bestiale, brutale e passionale erano raffigurate senza vesti.

Era raffigurato nudo Pan (“il tutto”), figlio di Ermes, protettore dei pastori, delle greggi, dei boschi, dei prati e delle mandrie. Pan aveva piedi, gambe e corna di caprone, il corpo villoso, la coda, le orecchie a punta e dei tratti somatici caprini, tutte caratteristiche che sottolineano la sua natura selvaggia. Viveva in Arcadia e soleva spaventare i viaggiatori lungo il loro cammino: la parola “panico” deriva proprio dal suo nome. Può essere talvolta raffigurato nel seguito del dio Bacco assieme a satiri, menadi, Sileno e Priapo.
Il suo attributo più frequente è lo strumento musicale chiamato siringa o, appunto, flauto di Pan. Siringa era una ninfa di cui il dio si era innamorato follemente, non ricambiato. La giovane, per sottrarsi alle sue insidie, implorò le Naiadi, le ninfe dei fiumi, di aiutarla: si ritrovò così trasformata in una canna palustre. Pan, pur di poter avere la sua amata, colpito dalla bellezza del suono che produceva il vento tra le canne, ne prese alcune, le tagliò secondo uno schema digradante e le unì legandole tra loro con una cordicella.

Simbolo della potenza virile e della forza generativa maschile, Priapo era caratterizzato da un fallo spropositato e rivestiva il ruolo di antico dio della fertilità, preposto anche alla guardia di orti, vigne, frutteti e giardini, e protettore di api e armenti. Divinità originaria dell’Ellesponto, fu venerato sia in Grecia, dove il culto fu introdotto da Alessandro Magno, sia nell’antica Roma. Alcune fonti lo descrivono come figlio di Afrodite e Dioniso, altre lo vogliono figlio della dea dell’amore e del fedifrago Zeus. Il gigantesco membro sarebbe infatti una punizione inflitta a Priapo da Era per il tradimento del marito.
Fu lo stesso dio a richiedere il sacrificio di un asino durante le celebrazioni del suo culto, per vendetta. Il raglio dell’animale aveva infatti svegliato la ninfa della quale Priapo avrebbe voluto abusare.

L’ermafroditismo, la condizione per cui una persona riunisce in sé aspetti sia maschili che femminili, era anch’esso oggetto di raffigurazione. Prende il nome da un mito greco, ma di origine orientale, con protagonista il figlio di Ermes e Afrodite, Ermafrodito. Una delle ninfe di Diana, Salmace, lo sorprese a fare il bagno in un lago e, innamoratasene follemente, provò senza successo a conquistarlo. Nonostante i suoi rifiuti, la fanciulla abbracciò Ermafrodito e implorò gli dei di poter restare per sempre unita al suo amato. Fu così che il corpo della ninfa si fuse con quello del giovane che da quel momento presentò contemporaneamente caratteri sia maschili che femminili. Ermafrodito ottenne dagli dei che da quel giorno chiunque si fosse immerso nelle acque di quel lago avrebbe subito la stessa trasformazione.

Nudi, infine, erano raffigurati i Giganti, esseri indomabili e colossali, generati da Gea e dal sangue sgorgato dai genitali di Urano, evirato dal figlio Crono. La madre invocò il loro aiuto per liberare i Titani, altri suoi figli segregati da Zeus nelle profondità della Terra. La lotta che ingaggiarono con gli dei prese il nome di Gigantomachia. Essi riuscivano a scagliare enormi macigni a mani nude, e per raggiungere la vetta dell’Olimpo furono in grado di accatastare due montagne una sopra l’altra: la loro forza pareva essere invincibile anche per gli dei. Gea, infatti, li aveva resi ancora più potenti grazie ad una pianta che donava l’immortalità. Soltanto le ferite inferte da un mortale sarebbero risultate letali, così Zeus chiamò a combattere al fianco degli dei suo figlio Eracle (o Ercole), un mortale, e grazie al suo aiuto i Giganti furono sconfitti. Il mito narra che il corpo di uno di essi, Encelado, fu segregato dalla dea Atena sotto la Sicilia. Le eruzioni dell’Etna sarebbero il respiro infuocato del gigante, e i terremoti il suo agitarsi sotto la terra.

Civilizzata!

Nell’antichità, la figura umana forte, vigorosa, virile e nuda trasmetteva il concetto di eroicità. Il nudo veniva idealizzato perché a un fisico aitante e ben scolpito si associava la possibilità di disputare vittoriosamente battaglie o gare sportive (nella Grecia antica si gareggiava nudi). La nudità eroica di un corpo tendente alla perfezione era quindi un vero e proprio ideale a cui l’uomo doveva aspirare. Sono dunque frequenti le raffigurazioni di dorifori, discofori, pentatleti, ma anche di divinità dal corpo perfetto.

Zeus, la divinità per eccellenza, il re di tutti gli dei, mostra il suo perfetto corpo nudo nella rappresentazione di numerose battaglie, ma anche in occasioni molto più piacevoli ed eccitanti. Un amore di Zeus fu il bellissimo Ganimede, figlio del re troiano Troo. Il giovane fu rapito da un’aquila, secondo alcuni inviata dal dio, per altri incarnazione di Zeus stesso, e condotto sull’Olimpo dove assunse il ruolo di coppiere degli dei. Per questo motivo molto spesso Ganimede fu raffigurato (nudo) sul dorso dell’animale o tra i suoi artigli, con un’anfora di vino in mano, o vicino a Ebe (per i latini Iunventus), ancella dell’Olimpo e poi, una volta sostituita da Ganimede, moglie di Eracle (Ercole).Tra le tante donne di cui Zeus si invaghì ci fu invece Leda, figlia del re dell’Etolia e moglie di Tindaro, re di Sparta. Il dio la vide intenta a rinfrescarsi nelle acque di un fiume e decise di avvicinarsi a lei con le sembianze di un cigno. Avvoltala in un abbraccio, la mise incinta. Leda avrebbe poi partorito uno o due uova da cui sarebbero nati i gemelli Castore e Polluce (i cosiddetti Dioscuri), Elena (la futura causa della guerra di Troia) e Clitennestra, ma in base alle fonti cambiano le notizie sulla paternità dei figli, attribuita in vario modo a Zeus e a Tindaro.

Legittimata!

Nell’arte antica, era molto più difficile rendere accettabile la nudità femminile rispetto a quella maschile. Il concetto di eroismo degli atleti e dei guerrieri non poteva essere trasferito anche sulle delicate e morbide silhouette delle donne. Oltre alle rappresentazioni delle dee della fertilità, sembra accettato solo il nudo legittimato dal contesto, quello cioè delle cure di bellezza che le fanciulle, ma anche le dee, praticavano nel chiuso della propria dimora, al riparo da occhi indiscreti.

Afrodite (o Venere per i Romani), dea della bellezza, dell’amore e della fertilità, è spesso rappresentata appena emersa dal mare (Afrodite Anadiomene), dove nacque dalla spuma delle onde prodotta dai genitali di Urano, recisi e gettati fra i flutti. La dea, adagiata su una conchiglia, arrivò prima a Citera e poi a Cipro, che divenne uno dei suoi maggiori luoghi di culto. Un altro contesto in cui Afrodite è tipicamente raffigurata nuda è mentre si appresta a fare il bagno (Afrodite Pudica).

Impudente!

Una divinità come Afrodite tuttavia trova posto anche in un’altra sezione, quella denominata impudente. Si tratta della sfera del nudo più erotica e passionale, quella che soddisfa la curiosità voyeuristica e che porta fino all’amplesso. Tra lucerne con scene lussuriose ed ex-voto che celebrano la soluzione di qualche problematica sessuale, si erge una bellissima Afrodite Callipigia (“dalle belle natiche”) che maliziosamente ammira, e lascia contemplare anche a chi la osserva, il suo perfetto fondoschiena.

Afrodite sposò Efesto (Vulcano), che tradì ripetutamente con Ares (Marte), dal quale ebbe numerosi figli.
Tra gli amori della dea si contano anche Adone, di cui si era follemente innamorata senza essere corrisposta, perché graffiata per sbaglio dalla punta di una freccia di Eros; Anchise, con cui genererà Enea, futuro capostipite dei romani; Ermes, dal quale avrà Ermafrodito.

Innocente!

L’ultima delle ragioni per rappresentare il nudo nell’arte antica è quella di sottolineare l’innocenza che contraddistingue i bambini. Tutti nasciamo nudi e lo stato infantile è caratterizzato da un’idea di purezza e candore, che spesso si affianca anche al concetto di vulnerabilità. Anche i figli degli dei venivano mostrati nudi, non solo giovanissimi, ma anche alle soglie dell’adolescenza, un momento in cui coesistono l’originale innocenza e le premesse per divenire un dio valoroso e magnifico. Arpocrate, figlio di Iside e Osiride, Apollo, figlio di Zeus e Leto, ed Eros, sono divinità bambine spesso rappresentate nude.

La nudità di Eros (detto anche Amore o Cupido) non è indice solo della sua genuina fanciullezza, ma anche della purezza dell’amore nel suo stato originario. Suoi attributi sono le ali, la faretra e le frecce, che scoccava indistintamente contro uomini e divinità. Chiunque veniva colpito dai suoi dardi dorati (quelli di piombo provocavano repulsione) cadeva in preda di un folle amore.
Divinità primordiale o, più comunemente, figlio della dea dell’amore Afrodite e del dio della guerra Ares, Eros è spesso raffigurato bambino perché per lungo tempo smise di crescere. Solo quando Afrodite gli regalò un fratello, Anteros (simbolo dell’amore reciproco, che cresce perché ricambiato), egli riprese la sua crescita e quindi talvolta è descritto come un bellissimo giovane.
Celebre è la storia di Eros e Psiche, che non si trova in un mito, ma in una favola di Apuleio del II secolo d.C.
Afrodite, gelosissima della bellezza della principessa Psiche (“anima”), mandò Eros dalla fanciulla affinché la facesse innamorare di un uomo insignificante. Il dio però si innamorò di lei, la condusse nel suo palazzo, e le promise che sarebbe andato a trovarla al buio ogni notte se lei non avesse cercato di scoprirne l’identità. Psiche, spinta dalla curiosità e dalle sorelle invidiose, una sera si avvicinò a Eros addormentato con una lucerna. Una goccia d’olio però cadde sul dio, svegliandolo. Lui, infuriato, abbandonò la fanciulla e fece sparire il palazzo. Psiche iniziò a vagare per tutta la Terra nella speranza di ritrovare il suo amato, affrontando una serie di prove che Afrodite le chiese di superare. Eros, vinto dall’amore e dalla nostalgia, chiese a Zeus il permesso di sposare la sua innamorata, che fu condotta così sull’Olimpo. Dall’unione con Eros nacque la figlia Edoné (o Voluptas, nella mitologia romana), una dea dall’incredibile bellezza, incarnazione del piacere sensuale.

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Nudo censura facebook

Qual è la politica del social network riguardo alla condivisione di opere d’arte che raffigurano nudità?

La “censura” da parte di Facebook di un nostro post sponsorizzato per la promozione della mostra Nudo! Tesori del Museo delle Antichità di Basilea ha portato a chiederci quale sia attualmente la politica di Facebook a proposito della condivisione di nudo artistico. L’immagine ritraeva infatti il torso di una statua con i genitali pixelati e la sua sponsorizzazione è stata bocciata poiché conteneva “nudità o porzioni di pelle eccessive”.

Nudo Facebook censura

Nudo online, ma solo arte

L’ultimo aggiornamento degli Standard della community, valido a livello internazionale, sostiene che il social network limiti la visualizzazione di immagini di nudo in quanto una parte del suo pubblico sarebbe molto sensibile all’argomento. Su Facebook sono iscritte infatti più di due miliardi di persone sopra i 13 anni di età, di Paesi e culture diverse che hanno un approccio diverso nei confronti del nudo. Un altro motivo della pruderie adottata del social network è anche quello di scongiurare il cosiddetto “revenge porn”, ovvero la condivisione non autorizzata di materiale riservato a scopo di vendetta o ricatto. Le norme, tuttavia, permettono la pubblicazione di fotografie di dipinti, sculture o altre forme d’arte che ritraggono figure nude. La condivisione di opere d’arte nude è quindi consentita (noi lo abbiamo fatto spesso nella nostra pagina), ma Facebook potrebbe prendere in considerazione di rimuovere questo tipo di contenuti in seguito a una o più segnalazioni di violazione, valutando caso per caso il da farsi. A decidere che cosa è arte e che cosa non lo è ci penserebbe quindi un algoritmo o, in caso di ricorso, una persona che visualizza centinaia se non migliaia di immagini al giorno, senza una specifica preparazione in materia.

Vietato promuovere il nudo

post facebook nudo

Diversa è la situazione per i post sponsorizzati a pagamento che sono visualizzati da un pubblico più ampio, selezionato in base alla provenienza o agli interessi indicati da chi promuove il contenuto. In questo caso il social network può impedire che un’immagine contenente nudo venga utilizzata come pubblicità, poiché assimilata nella maggior parte dei casi a un contenuto per adulti di natura sessuale. Il nostro post è stato bocciato poiché secondo l’algoritmo che lo ha analizzato l’immagine non rispettava le Normative pubblicitarie. A seguito del nostro ricorso, in cui si spiegava che quella raffigurata era una statua con le parti intime coperte, e che lo scopo della pubblicità era proprio quello di promuovere una mostra sul tema del nudo nell’arte, la promozione è stata approvata.

Prassitele sì, Rubens no

VisitFlanders ha di recente avuto a che fare con queste limitazioni. Nel luglio 2018, l’ente turismo delle Fiandre si è visto bocciare una campagna promozionale che aveva scelto come immagine simbolo un nudo barocco di Pieter Paul Rubens, non approvato neanche dopo il ricorso. Lo stesso è accaduto a un dipinto di Artemisia Gentileschi, Caritas romana, utilizzato per promuovere online la mostra Artemisia e i pittori del Conte nel castello e nella chiesa di San Giuseppe a Conversano, Bari. Sembra che, in linea di massima, la scultura sia più tollerata dell’arte figurativa

Nudo Rubens censurato

Le reazioni alla censura

Il CEO di VisitFlanders Peter De Wilde ha indirizzato una lettera aperta a Facebook, avvertendo come la decisione di bloccare la diffusione di questo tipo di contenuti renda la vita più difficile a molti musei e istituzioni culturali . VisitFlanders ha tuttavia volto a proprio vantaggio l’accaduto, realizzando un divertente video nella casa museo di Rubens, in cui falsi agenti di polizia allontanano dai dipinti di nudo quei visitatori che dichiarano di possedere un account su un social network. 

Come si intuisce, l’argomento non è povero di implicazioni. Dal giudizio sull’arte affidato all’intelligenza artificiale all’utopia di contenuti potenzialmente adatti a una piattaforma globale che ignora le specificità di ogni cultura, le riflessioni da fare su questo argomento ‒ la nudità artistica, o l’arte tout court, sulle reti sociali digitali ‒ sono ancora molte.

Giulia Santi

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visite guidate fb

Nudo! Ecco il calendario delle visite guidate

Per chi fosse interessato ad approfondire i temi della mostra Nudo! Tesori del Museo delle Antichità di Basilea, ecco il calendario delle visite guidate:

10 e 24 luglio
7 e 28 agosto
11 e 25 settembre
9 ottobre

Tutti gli appuntamenti si svolgeranno il mercoledì alle ore 18. Per partecipare è necessario prenotarsi in anticipo al desk della mostra o telefonando allo 0586.635011 in orario d'ufficio.
Le visite guidate sono gratuite e il numero di posti disponibili è limitato.

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nudo mostra cecina

nudo mostra cecina

L’archeologia sarà il tema della mostra estiva 2019 alla Fondazione Geiger di Cecina. Ideata dal Museo delle Antichità di Basilea e Collezione Ludwig, Nudo! Tesori del Museo delle Antichità di Basilea arriverà a fine giugno per la prima volta in Italia.

L’antefatto

Di recente, alcune raccolte d’arte europee hanno deciso di togliere dalle loro sale dipinti di grandi maestri che mettono in mostra dei corpi nudi o in pose considerate troppo licenziose. Facebook censura la Venere di Willendorf e la Sirenetta di Copenaghen poiché, sebbene una sia un oggetto di culto preistorico e l’altra il simbolo di una città cosmopolita, sono entrambe giovani donne nude.

Il nudo

La rappresentazione della nudità sia maschile sia femminile è nata assieme all’arte stessa. Divenuta messaggio e simbolo non solo di erotismo, ha assunto e veicolato un ampio ventaglio di significati che esaltano il soggetto in quanto invincibile, eroico, immortale, vulnerabile, sensuale o in comunione perfetta con la natura. La raffigurazione del corpo senza veli è un motivo dominante nella maggior parte delle antiche culture mediterranee e mediorientali.

La mostra

Nudo! Tesori del Museo delle Antichità di Basilea, attraverso numerosi reperti provenienti dalla raccolta svizzera, si propone di indagare i motivi per i quali, in vari periodi e contesti, il corpo umano è stato rappresentato senza veli. I reperti spaziano dall’arte mesopotamica a quella egizia, greca, etrusca e romana e sono organizzati in sei sezioni tematiche.
La mostra sarà inaugurata sabato 22 giugno e sarà aperta tutti i giorni fino al 13 ottobre. Fino all’8 settembre l’orario di apertura sarà dalle 18 alle 23, dal 9 settembre dalle 16 alle 20.

Vai alla pagina della mostra

Nudo! Tesori del Museo delle Antichità di Basilea
A cura di Tomas Lochman (Museo delle Antichità di Basilea e Collezione Ludwig)
Fondazione Culturale Hermann Geiger
Piazza Guerrazzi 32, Cecina (LI)
22 giugno ‒ 13 ottobre 2019
Aperto tutti i giorni
Orario 22 giugno ‒ 8 settembre: dalle 18.00 alle 23.00
Orario 9 settembre ‒ 13 ottobre: dalle 16.00 alle 20.00
Ingresso libero

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Mostra national geographic cecina

In poco più di 40 giorni, la mostra What a Wonderful World è stata vista da 12.000 visitatori! Le cinquanta strabilianti fotografie scattate da venti fotografi della National Geographic Society hanno saputo raccontare a un pubblico attento e affascinato le meraviglie del nostro pianeta, ricordandoci quanto rischiamo di perdere se non ci prendiamo cura dell’ambiente in cui viviamo.

Parola ai visitatori

«È bello, ed è NOSTRO!» si legge tra i commenti sul libro firme. «W il nostro pianeta!» scrivono Maria e Samuele. «Il respiro manca e gli occhi non riescono nemmeno a chiudersi per un attimo, per non perdere nulla di così immensa bellezza».
Le reazioni di chi ha ammirato le foto sono di stupore nei confronti del fascino della nostra Terra e della bravura dei fotografi. «Finalmente immagini che possono essere pensate e non scappano subito via».
Noi siamo felici di aver proposto al pubblico questo «giro del mondo su due piani» e di aver lanciato un messaggio che speriamo sia arrivato alle persone forte e chiaro: il nostro pianeta è meraviglioso, prendiamocene cura!

mostra national geographic cecina

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camaleonti christian ziegler

Molti dei fotografi della National Geographic Society presenti nella mostra What a Wonderful World alla Fondazione Geiger di Cecina (LI) hanno una formazione scientifica nel campo della biologia. Spesso i loro scatti catturano specie rare o comportamenti animali poco documentati o addirittura appena scoperti. Eccone un paio di esempi.

Nuvole di bolle

Pinguini imperatore pronti alla risalita. Mare di Ross, Antartide ©Paul NicklenQuando, al ritorno dalla pesca, i pinguini imperatore escono dall’acqua si trovano a essere particolarmente vulnerabili agli attacchi delle foche leopardo. In questa foto Paul Nicklen ha mostrato «dall’interno» la nuvola di milioni di microbolle che i pinguini rilasciano dal piumaggio per lubrificare la fase di uscita dall’oceano, triplicare la loro velocità e confondere eventuali predatori in agguato sotto il pack.

Paul Nicklen

Paul ha l’Artico nel sangue. Nato nel 1968, è cresciuto sull’isola di Baffin, nel Nunavut, in una delle poche famiglie non inuit in un piccolo insediamento in mezzo ai banchi di ghiaccio e ai mari gelidi del Canada. Oggi Paul è un naturalista e un fotografo specializzato nel ritrarre il cambiamento climatico nelle regioni polari e non ha paura di affrontare condizioni estreme per raggiungere il pubblico con le sue immagini, allo scopo di alzare una voce in difesa di questi delicati ecosistemi ricchi di preziosa biodiversità. Paul vive una vita all’insegna di arte, impegno e avventura, coniugando la sua carriera con l’attivismo. Quando non combatte contro temperature sotto zero, torna a casa sull’Isola di Vancouver, in British Columbia, dove vive insieme a Cristina Mittermeier.

Maghi del mimetismo

Lotta fra due maschi di camaleonte pantera. Ambanja, Madagascar ©Christian ZieglerQuesti simpatici camaleonti pantera (Furcifer pardalis), specie endemica del Magadascar settentrionale, sono due maschi intenti a combattere. L’isola africana ospita oltre metà delle specie di camaleonti del mondo, molte delle quali tuttavia sono a rischio estinzione a causa della deforestazione indiscriminata. Oltre alla capacità di mutare colore e confondersi con l’ambiente i camaleonti hanno occhi telescopici e la lingua più veloce del pianeta.

Christian Ziegler

Christian è nato in Germania nel 1972. Ecologo tropicale per formazione, ha lavorato nelle foreste pluviali di quattro continenti. Lo scopo di Christian è di mettere in luce specie ed ecosistemi in pericolo e condividere la loro bellezza e importanza con un vasto pubblico attraverso uno storytelling coinvolgente e informato. Christian ha realizzato, tra le altre, storie sui bonobo e le piante carnivore, e libri illustrati sull’ecologia tropicale e le orchidee selvatiche e i loro impollinatori. Vive al margine della foresta pluviale del Parco Nazionale di Panama con la moglie Daisy Dent, ecologa, con cui ha scritto a quattro mani l’ultimo libro dopo un grave problema di salute che lo ha tenuto fermo per quasi un anno.

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